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 Terapia del gioco

 

Dal gioco come livello differenziato della realtà al gioco di prestigio.

 

Il grande storico olandese Huizinga ha dimostrato che il gioco non è qualcosa che si contrappone alla serietà, ma è piuttosto un aspetto fondamentale della cultura. Huizinga considerava il gioco o il giocatore come una forma di azione contenuta all'interno di una realtà separata, una realtà disgiunta e demarcata da quella della vita ordinaria. Huizinga introdusse le sue riflessioni con la seguente illustrazione: "Un padre trova il figliolo di quattro anni intento a giocare al "trenino", seduto sulla prima fila di sedie. Egli abbraccia il bimbo, ma quello gli dice: "Babbo, non devi baciare la locomotiva, se no i vagoni credono che non sia una cosa seria". Il gioco - come ha osservato Huizinga - possiede una qualità fragile, effimera, una qualità illusoria che viene facilmente infranta. Esso deve essere tenuto all'interno della propria struttura, una struttura che dichiara che il giocatore ha luogo all'interno di un livello di realtà da quello della vita di tutti i giorni.

 

Questa separazione dalla vita ordinaria può essere stabilita in una varietà di modi: il giocatore ha luogo in uno spazio stabilito e ha determinate limitazioni relative alla durata temporale, come nei giochi che sono "portati a termine" entro un limite di tempo prestabilito.Tuttavia il gioco può avere come qualità peculiare quella di essere senza tempo. Il gioco è anche separato dalla vita attraverso le "regole del gioco": ogni gioco ha le sue regole che permettono al mondo contingente in cui il giocatore ha luogo.

Le regole sono in effetti un mezzo per contenere uno spazio in cui possa svilupparsi l'illusione. La connessione tra il gioco e l'illusione è stata riconosciuta da tempo e come hanno notato molti autori, viene rivelata dall'etimologia della parola illusione, che può essere introdotta a inlusio, illudere o inludere, che significa letteralmente "stare nel gioco". Anche la situazione del trattamento psicologico attraverso i giochi di prestigio è in questo senso una forma di gioco, in quanto separa i partecipanti dalla vita di tutti i giorni. Il problema, per entrambe le persone coinvolte, consiste nel come muoversi da una relazione ordinaria a una relazione straordinaria, per poi tornare nuovamente alla precedente. Lo speciale contributo di Winnicott alla teoria del gioco e dello spazio potenziale. Egli ipotizzò, come Huizinga, che il luogo in cui il gioco può esistere sia un'area di illusione, una realtà differente da quella della vita di tutti i giorni.

 

Ma ciò che lo interessa maggiormente erano i margini o i confini esistenti tra la realtà esterna e le realtà interne nella mente delle persone che stanno giocando. Questa teoria dello spazio potenziale è derivata dal concetto di Winncott di oggetto transizionale, preso non nel senso letterale, come un oggetto protettivo o calmante, ma come un paradosso, cioè in quanto oggetto che può essere nel mondo reale e che tuttavia è una creazione del soggetto. Spesso Winncott si trovò a ripetere idee come le seguente: transizionale si può dire che si tratta di un accordo tra noi ed il bambino sul fatto che non gli chiederemo mai: "Sei tu che l'hai creato o ti è stato presentato dall'esterno?". L'importante è non aspettarsi nessuna risposta su questo punto. Non è una domanda da formularsi (H. Modell, 1990). Questo spazio potenziale rappresenta la trasformazione della realtà operata dal soggetto, che crea qualcosa che non appartiene ne alla realtà "oggettiva". All'interno dello spazio potenziale del setting del trattamento psicologico attraverso i giochi di prestigio c'è il mago "oggetto" ma anche il prestigiatore soggettivamente creato dal bambino; in un trattamento che sta funzionando bene non poniamo la questione se il transfert sia stato creato soggettivamente o se sia stato presentato dall'esterno. Questo spazio potenziale tra il soggetto, tra l'analista e analizzando, dove il giocare ha luogo, è una realtà condivisa e noi non chiediamo "a chi appartiene questa realtà?".

Gioco e tensioni nel trattamento psicologico attraverso il gioco di prestigio

 

Abbiamo accennato come il bambino attraverso il gioco può fare delle cose che nella realtà non può o non sa fare e ripetiamo che Winnicott ipotizzava che il luogo in cui esiste il gioco sia un'area di illusione ben differente dalla realtà. Se il bambino non può soddisfare alcuni dei suoi bisogni, crescono in lui delle tensioni che vengono scaricate attraverso il gioco. Come vedremo in seguito queste tensioni sono strettamente correlate alle emozioni, alle rappresentazioni mentali, ai processi cognitivi superiori, all'attenzione e alla percezione accompagnata dal contatto, ovvero dallo stile di contatto con cui noi ci dirigiamo verso uno stimolo.Se in qualche modo il gioco, il pensiero simbolico e l'immaginazione del bambino dovessero venire inibiti, ciò determinerebbe un deficit di alcune delle componenti prima citate (processi cognitivi superiori, emozioni etc…), così come un'inibizione di alcune delle suddette componenti provocherebbe un deficit nel gioco, nel pensiero simbolico e nell'immaginazione, quindi lo sviluppo di alcune abilità sociali potrebbe essere ostacolato dalla mancata scarica delle tensioni effettuata attraverso l'attività ludica e così un processo di commutazione potrebbe dirigere questa scarica verso pacemaker diversi che attiverebbero dei comportamenti ostacolanti il libero sviluppo psicofisico del bambino. Abbiamo cercato di fare una breve sintesi di come si possa spiegare un'inibizione delle abilità sociali, ma prima di soffermarci su quest'argomento e su come si possa dimostrare utile il gioco di prestigio per un trattamento psicologico, dobbiamo soffermarci sul modello della psicofisiologia delle emozioni del prof.Vezio Ruggieri e sui suoi studi sull'attenzione.

 

Abbiamo facilmente intuito che se il bambino utilizza il gioco per scaricare delle tensioni e quindi per fare ciò che nella realtà non può fare, cosa si può ritenere più utile e congeniale se non il gioco di prestigio, per far fare al bambino qualcosa che nella realtà non può fare se non con l'immaginazione e il pensiero simbolico? Se il bambino rimane così affascinato dalle sue rappresentazioni mentali, dai suoi pensieri simbolici che trasformano la realtà, pensate quanto possa rimanere affascinato da una fantasia che si trasforma in realtà per opera di un gioco di prestigio. Teniamo a sottolineare quest'aspetto perché sarà proprio ciò a richiamare l'attenzione del bambino verso il gioco di prestigio, un'attenzione così alta che sarà accompagnata da una certa quantità di tensione muscolare e diretta verso il gioco, attenzione e tensione che aumentano quando al bambino viene assicurato che gli verrà spiegato il trucco del gioco che gli si è appena presentato, trucco che egli desidera tanto conoscere e che potrà eseguire facilmente facendogli sfruttare quella sua particolare abilità sociale inibita, scaricando così la tensione accumulata. Riprenderemo in seguito questo discorso soffermandoci anche sull'importanza che acquista il gioco di prestigio sullo sviluppo di alcune abilità sociali, il linguaggio, l'autostima etc.,quindi considerando il gioco di prestigio, oltre ad essere utilizzato nella comicoterapia, come un espediente adatto allo sviluppo delle abilità sociali.

 

Davanti lo stimolo G.d.P. nel soggetto aumenta dunque la sua attenzione e quindi la sua tensione muscolare perché automaticamente scatterebbe il processo che mette in atto i meccanismi della risoluzione di un problema, meccanismi automatici che insorgerebbero qualora il soggetto si trova davanti a un problema, questo perché - nella percezione c'è in generale la necessità di dare significato agli eventi percepiti collocandoli in qualche contesto cognitivo; pertanto lo spettatore ingenuo, piuttosto che mantenere un semplice contatto, è portato a fornire all'evento percettivo il primo significato a sua disposizione. Ricordiamo come questa necessità di definire uno stimolo costituisca un importante meccanismo di riduzione dell'ansia. L'attenzione-allarme si riduce non appena il soggetto "riconosce cognitivamente uno stimolo. (L'esperienza estetica, Vezio Ruggieri, 1999). Detto ciò riteniamo che il trattamento attraverso il G.d.P. da noi proposto si potrebbe adattare al modello della psicofisiologia delle emozioni di Vezio Ruggieri, in quanto, come cercheremo di spiegare in seguito, il G.d.P. sfrutterà proprio queste tensioni muscolari, o meglio la tensione muscolare seguita dalla sua scarica.

 

Dr. Mario Occhipinti